Laspro, letteratura, arti e mestieri - da Achivio Caltari - 4 maggio 2010 -


Il primo incontro è stato una sera di dicembre, Caltari si aggirava inquiet* tra gli alberi da smog e le cacche di cane nei vicoletti. Una sosta. Uno sguardo distratto dal gradino freddo su cui poggiava il fondoschiena, Laspro era lì, nel suo habitat naturale, per le strade di Roma, cercando di attirare l’attenzione del quartiere. Non gratis, ma libero. Libero di circolare e colmo di desideri.
Subito attivate le ricerche. Questa è l’intervista al direttore Cristian Giodice.
1. Partiamo dal passato. Come è nata Laspro?
Laspro è il risultato della maturazione di un percorso iniziato una decina di anni fa, nell’ambito dell’autoproduzione capitolina, con un quaderno di poesia “Ricerca di Strano”, esperienza utilissima seppur embrionale. Da qui la passione per la letteratura e la scrittura sono cresciute e maturate negli anni; fino a quando, a fine 2008, un volantino dello stesso formato della rivista, passatomi durante un corteo, ha dato voce al progetto che già da tempo mi frullava nella testa. Ho semplicemente detto a Luigi Lorusso, che era con me: «Ecco! Così la voglio la mia rivista, di questo formato». Con Luigi, con il quale avevo già condiviso l’esperienza dell’autoproduzione e amico di lunga data, ci siamo capiti al volo e da quel momento non ci siamo più fermati. Poi le cose si sono sviluppate con la formazione della redazione e la ricerca di collaborazioni. La rivista è pubblicata da Lorusso editore, costituita per l’occasione ma che intanto ha intrapreso anche altri progetti.
2. Da quali suggestioni prendono vita la scelta del formato, quella
della carta, dei font, delle illustrazioni?
L’idea è quella di richiamare le riviste letterarie che all’inizio del secolo scorso sono circolate in numerose zone d’Italia, e la loro funzione era di fare della letteratura uno strumento di condivisione e partecipazione. Volevamo che fosse piacevole al tatto, che attirasse l’attenzione con la sua semplicità, dando risalto agli scritti e che fosse raccontata per immagini attraverso le illustrazioni di Nicola Rotiroti, artista e amico, che ha abbracciato l’idea con entusiasmo sin dal primo momento. Ci piaceva pensare che inducesse il lettore a fermarsi, sedersi e prendersi un momento per sfogliarlo, per poi piegarlo e portarselo dietro.
3. Qual è la mission di un foglio letterario nel 2010?
Laspro è un’esperienza che si va formando in itinere ed è difficile individuare una sola tra le innumerevoli pulsioni verso le quali la rivista tende. Certamente sappiamo da dove veniamo e questo caratterizza il modo di pensare la rivista. La passione per la letteratura e la scrittura ci ha dato la possibilità di usare questo strumento per dar voce a dei vissuti e delle realtà che caratterizzano il quotidiano vivere, nel quale oggigiorno un vortice di alienazione, frustrazioni, morte e assurdità sta prendendo il sopravvento. Usare la letteratura come modalità di confronto e di scontro, facendo in modo che il concetto di rabbia possa ritrovare un’accezione positiva e costruttiva, riprendendosi il diritto di essere vissuta e non frustrata e criminalizzata. Laspro vuole essere una possibilità d’incontro e di riflessione attraverso la letteratura; il tentativo, attraverso la scrittura, di riprendere in mano le redini di una realtà che resta troppo spesso fuori dalla cultura diffusa.
4. Quali sono i luoghi a cui Laspro è più affezionata? Dov’è che fa conquiste?
La nostra scrittura si nutre di suole consumate e copertoni usurati, vibra solo se in movimento. Così ci piace riassumere il nostro modo di vivere la letteratura, che parte dalla strada, dalle piazze e dalla quotidianità. Laspro si rivolge ad appassionati di lettura e amanti della scrittura, ma preferiamo non rinchiuderci in una nicchia, cerchiamo di rifuggire l’idea di un  target di riferimento. La scelta di distribuirlo gratuitamente è per far sì che possa essere accessibile a tutti, che non abbia barriere d’impedimento di nessun tipo.
5. Ricalcare nel sottotitolo l’attenzione verso arti e mestieri ci sembra anche un modo per rimanere bene ancorati alla realtà. Come si traduce questo nella scelta dei testi?
I parametri di selezione dei testi sono essenzialmente due: il primo è, ovviamente, l’attenzione per la qualità dello scritto, la forma, la musicalità dell’insieme. Il secondo è il rapporto con la realtà, nei suoi plurimi strati di significati; è l’idea che ci accompagna per ricercare le pulsioni di un quotidiano tempestato di contraddizioni, tra sentimenti di rivalsa e condivisione delle esperienze individuali. È forte la volontà e la convinzione che il testo letterario, debba farci porre delle domande, documentare il vivere di questi anni particolari e dare spazio a riflessioni che possano diventare condivise e fonte di confronto, di scontro e di soluzioni.
6. Che cosa volete dai prossimi numeri, ma soprattutto dai prossimi lettori?
Laspro è nata con l’idea di diventare un punto di riferimento per chi, attraverso la passione per la letteratura e il fare creativo in senso più ampio, è attento alle tematiche sociali, alla condizione e qualità del vivere. Il primo anno di vita della rivista ci ha fatto capire quanto molte persone fossero alla ricerca di un’esperienza di questo tipo, dove la relazione con i lettori e le lettrici è fondamentale per lo sviluppo del progetto. Nei prossimi numeri ci piacerebbe consolidare il filo diretto con i lettori, fatto di partecipazione, idee e critiche, consigli e proposte per arricchire la rivista. Ci è sempre piaciuta l’idea che chiunque abbia a che fare con Laspro, possa sentirla un po’ anche propria.
Foto di Danilo Palmisano/Illustrazione di Nicola Rotiroti

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